Proprietà privata è un’espressione ridondante. Dire proprietà e dire privata è la stessa cosa. La cosiddetta proprietà pubblica è una mistificazione; non esiste. Ciò che è pubblico non è proprietà, è un ambito sottratto al possesso e alla proprietà dei singoli e utilizzato come strumento di governo di quei singoli che credono di essere titolari, come azionisti di una SPA, di qualcosa che in realtà non possono né comprare né vendere. Se esistesse una proprietà pubblica, dovrebbe essere possibile per ogni azionista vendere liberamente la sua quota.
In ogni caso il termine proprietà non si riferisce, nel suo concetto, essenzialmente o precipuamente a cose. Il termine significa letteralmente ‘proper ius (proprius)’, vale dire, molto approssimativamente, ‘diritto a me vicino’. In realtà il termine diritto è fuorviante per la sua etimologia che lo avvicina a giustizia, intesa nel nostro senso. In latino iustitia significa ‘ius o iugum sit’ vale a dire il giogo sia messo.
La meravigliosa parola ius, significa letteralmente giogo per i buoi, in senso traslato, sottomettere, imporre, comandare, disporre, mettere sotto di sé. La proprietà è dunque il comando a me vicino. Ciò che io posso comandare, ciò su cui posso mettere il giogo e imporgli di fare quello che piace a me. In senso concettuale la proprietà privata è il mio ambito decisionale, è lo spazio entro il quale esercito totalmente il mio volere. La proprietà non è dunque solo una somma di cose che posso comprare o vendere, ma il raggio di azione del mio volere incontrastato, vale a dire quello che mi è stato riconosciuto dai miei soci ( in latino la parola indica soprattutto una banda di briganti che cooperano) mentre nel linguaggio denuclearizzato dai buonisti viene concepito in astratto, cioè come societas, cioè il luogo dove tutto è bello e buono e ‘sociale’.
Tutto ciò ci permette di scoprire con facile deduzione che nel nostro mondo, non per modo di dire, ma per stato di fatto, la ‘proprietà privata’ non esiste più. Se possedete un bosco, una casa, un cane saprete bene che non potrete mai disporne secondo la vostra volontà e unico giudizio, ma sarete sottoposti al comando di un’autorità impersonale e astratta, al quale il vostro volere dovrà sottomettersi, sarà sottoposto a iugum. Ancor di più per ciò che concerne la proprietà delle vostre monete, ancor di più per quello che concerne le parole che usate e, ultimo, i vostri metodi pedagogici. Ci rimane la piena proprietà delle penne a sfera, degli abiti, dei cellulari, non dei computer perché se ci mettete dentro delle immagini che non piacciono al governo vi sbattono in galera.
(di Alfredo Morosetti)
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