13 marzo 2012

DEMOCRAZIA E INDIVIDUALISMO

Recentemente i cittadini svizzeri si sono espressi su sei quesiti referendari, tra i quali l'aumento della quantità minima di ferie all'anno. Colgo l'occasione per fare alcune osservazioni sulla democrazia (più o meno diretta) e su ciò che comporta per la libertà individuale.

Non si può che rallegrarsi del fatto che gli Svizzeri abbiano rifiutato misure ampiamente illiberali come l'introduzione del prezzo unico per i libri e l'aumento della quantità minima di ferie annuali. Trattandosi di misure che ostacolano la libera interazione tra individui (lettori e editori da una parte, dipendenti e datori di lavoro dall'altra), avrebbero solo fatto danni all'economia svizzera. Tuttavia questo post nasce dalla delusione per la "metà vuota" del bicchiere, ovvero gli aspetti negativi dei referendum appena passati. Non mi riferisco solo ai quesiti approvati, uno peggiore dell'altro: il disciplinamento dei giochi in denaro "a favore dell'utilità pubblica" (modo carino per dire: più tasse sui giochi d'azzardo), la realizzazione a Zurigo di una zona per prostitute (l'equivalente di un ghetto a spese dei contribuenti) e le limitazioni alla costruzione di case secondarie (non sia mai che si possa disporre liberamente del proprio terreno).


La vera delusione deriva dal fatto che si ritenga lecito "decidere a maggioranza" su certe questioni. Non capisco che diritto abbiano gli altri di dirmi cosa posso o non posso costruire sulla mia proprietà, fintanto che non reco loro alcun danno. Non vedo perchè dovrei chiedere ad altri il permesso di firmare un contratto di lavoro con un determinato quantitativo di ferie pattuite. Non riesco a immaginare perchè, se volessi comprare un libro, dovrei pagare il prezzo imposto da un burocrate anzichè quello richiesto dal venditore. Il fatto che esista la possibilità di compiere impunemente tali violazioni della libertà individuale dovrebbe far riflettere sul significato della parola "democrazia". Tolta ogni enfasi, non resta altro che la cruda definizione: governo del popolo, ovvero governo della maggioranza. Ma il fatto che una decisione sia presa a maggioranza non significa affatto che sia legittima, benchè certe persone (non so in base a quale logica) riescano a sostenere il contrario. L'assurdità si manifesta quando un atto, ritenuto criminale se commesso da un individuo (come l'occupazione di una proprietà altrui), diventa lecito se commesso dalla maggioranza degli elettori (come l'espropriazione da parte dello Stato). Peraltro basta un cambiamento nell'umore dell'elettorato per giustificare ciò che fino a un momento prima era ingiustificabile: non esiste quindi alcun principio etico (come, per esempio, il rispetto verso gli altri) alla base del processo democratico. Non a caso esiste la Costituzione, la quale in teoria dovrebbe impedire alla maggioranza di esprimersi su determinate questioni. Pur non essendo "democratica" per definizione, quasi tutti osannano la Costituzione per (cercare di) tutelare almeno alcune delle libertà individuali. Evidentemente il processo democratico non è "buono a prescindere".

Domanda: sarebbe democratico stabilire a maggioranza la persona che un individuo debba sposare ? Per definizione, sarebbe un atto perfettamente democratico. Anzi: sarebbe più democratico di quanto avviene adesso, dove ognuno è libero di sposarsi con chi vuole. Sarebbe democratico stabilire a maggioranza che lavoro debba fare un individuo, che libri debba leggere, che servizi debba pagare etc, ma nessuno accetterebbe volontariamente di far parte di una comunità con simili regole. Questo dovrebbe far capire alla gente il significato della frase: "il Governo migliore è quello che governa meno".

Conclusione. Se lo Stato ha il potere di decidere riguardo a determinate questioni, allora è preferibile una democrazia (magari più diretta, come quella svizzera) anzichè una dittatura. E' però una ben magra consolazione essere asservito al volere di molte persone anzichè a quello di una sola. In sostanza, è sbagliato pensare che lo Stato abbia il diritto di decidere al posto dei singoli; solo l'individuo è legittimato a fare le scelte che riguardano la sua vita, rispettando rigorosamente le analoghe libertà altrui. Le nostre libertà non discendono dalle concessioni arbitrarie dell'attuale o passata maggioranza, ma dai principi che noi stessi riteniamo validi. Il fatto che vengano violati da una o da milioni di persone non cambia la natura del sopruso subito.


di Weierstrass, 
contributor Riecho Economia e Libertà

7 commenti:

  1. Prendo a spunto alcuni dei quesiti approvati: gioco d'azzardo e seconde case.
    Non c'è dubbio alcuno che puntare cento euro sul rosso o sul nero non lede la libertà di nessun altro. Si inizia a porre il problema quando tale puntata diventa, come molto spesso avviene, compulsiva. Quanto meno i parenti del tizio che punta compulsivamente ne saranno fortemente danneggiati. Sinceramente qualche misura di prevenzione male non fa.
    Seconde case: se io mi costruisco la mia seconda casa sul mio terreno difficilmente creo danni. Ma quando tutti iniziano a costruirsi seconde e terze case, c'è un danno al mio diritto di godermi un panorama di verde piuttosto che cementificato, c'è una lesione del mio diritto di avere un microclima favorevole grazie agli alberi e al verde piuttosto che vivere accanto a una rovente colata di cemento messa lì non per soddisfare la primaria esigenza abitativa ma solo uno sfizio. Se non sbaglio è stato posto un limite al 20 %. Entro tale valore (si può discutere se è corretto il 20 piuttosto che il 40) si è ritenuto non vi sia danno per gli altri, oltre sì. E' un po' come dire "esercitati pure a suonare la tromba a casa tua, basta che il rumore non ecceda tot decibel e che tu non lo faccia di notte".
    Ho purtroppo la netta sensazione che esssere esageratamente libertari altro non faccia che fare il gioco degli statalisti che desiderano regolare tutto.
    Vincenzo

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    1. La domanda da porsi è: posso accampare diritti di proprietà sulla proprietà altrui ?

      Se la risposta è negativa, allora il mio parente è proprietario dei suoi soldi e il fatto che li perda al gioco non reca alcun danno alle mie proprietà - dunque non reca alcun danno a me. Analogamente il mio vicino è proprietario del suo terreno e il fatto che ci costruisca sopra non reca alcun danno alle mie proprietà - dunque non reca alcun danno a me.

      Se la risposta è positiva, allora non esistono diritti certi di proprietà. Ognuno può accampare diritti su tutto ciò che vede (letteralmente, come sottolinea il suo esempio). Una persona potrebbe dirle che la sua casa sciupa il paesaggio, che i suoi vestiti rovinano il decoro urbano, che i suoi libri sviliscono la cultura. Peraltro, cosa definisce uno "sfizio" ? Qualcuno potrebbe dirle che la sua automobile sia uno sfizio, poichè potrebbe muoversi a piedi; un altro potrebbe dirle che la sua abitazione in muratura sia uno sfizio, poichè potrebbe vivere in una capanna di legno. E così via: lei non potrebbe avere alcuna libertà, in quanto ogni azione potrebbe violare i "diritti" accampati da altre persone. Dubito perciò che esista il "diritto a godersi il panorama": lei ha tutto il diritto di modificare il panorama sulla sua proprietà e goderselo, ma non su quella altrui.

      Chiaramente lei potrebbe ritenere lecito accampare diritti di proprietà sulla proprietà altrui. In tal caso, partendo da principi radicalmente opposti, sarebbe inutile continuare la discussione - a meno di non focalizzarla su tali principi.

      Faccio solo notare che l'inquinamento acustico (al pari dell'inquinamento ambientale) viola i diritti di proprietà altrui - dunque non può essere paragonato ad azioni che non fanno altrettanto. Dal punto di vista libertario, non è lecito danneggiare la proprietà altrui: come non si possono versare sostanze inquinanti sul terreno del vicino, così non si possono danneggiare i timpani altrui. Viceversa, se uno lascia rifiuti a giro dentro la sua casa o supera un certo quantitativo di decibel nella sua stanza insonorizzata, non commette alcun illecito.

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    2. Ma io parto dallo stesso principio, non violare la proprietà, il diritto, altrui. Una colata di cemento viola il diritto di vivere in un microclima sano. Un limite al 20 % (o quello che sia) è fatto appunto per mantenere un microclima vivibile.
      Non posso certo stabilire io come il mio parente possa spendere i soldi. Ma se il modo in cui spende i soldi genera in me preoccupazioni, perché poi in qualche modo lo dovrò andare a "salvare" - dai creditori che lo riempirebbero di botte, dal fatto che dovrebbe vivere sotto un ponte o chissà che altro - allora viola il mio diritto. Certo, potrei sempre abbandonarlo al suo destino, ma si dà il caso che noi esseri umani ci distinguiamo dagli animali proprio perché non abbandoniamo gli altri - perlomeno non sempre e non tutti - al loro destino.
      Esistono molti modi in cui facendo a casa nostra ciò che ci pare violiamo i diritti altrui anche senza accorgercene. Se io butto rifiuti inquinamnti sul mio terreno, quelli piano piano permeano nelle falde acquifere degli altri. Magari dopo cento anni, ma lo fanno.
      Vincenzo

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    3. Premessa: se vengono violate le libertà altrui, allora non si tratta di azioni lecite. Inquinare i terreni altrui non è una libertà, indipendentemente dal modo e dal tempo in cui tale atto avviene. Quella che contesto è la tesi secondo cui costruire case o giocare d'azzardo violino le libertà altrui.

      Una colata di cemento sul terreno altrui non danneggia affatto la sua salute, dunque non è una violazione dei suoi diritti. Il fatto che lei preferisca avere intorno un ambiente o un "microclima" diverso non significa che sia suo diritto averlo. Magari ai suoi vicini dà fastidio essere all'ombra degli alberi che lei ha piantato in giardino, ma non hanno alcun diritto di farli sradicare; non si può violare la proprietà altrui per modificarla a proprio piacimento. Nulla le vieta di piantare alberi e siepi sulla sua proprietà per avere tutto il verde e l'ombra che vuole, indipendentemente dal fatto che i suoi vicini facciano una colata di cemento sulla loro. La libertà che lei chiede per se stesso è la medesima richiesta dagli altri per se stessi.

      Lei non è obbligato a "salvare" il suo parente: è una sua libera scelta (magari non richiesta dall'interessato). Nel momento in cui lei fa tale scelta, è l'unico ad esserne responsabile ed a pagarne l'eventuale prezzo: se non le sta bene, è libero di non farla. Se il suo parente acconsente a firmare un contratto in cui accetta di essere limitato nel gioco d'azzardo a patto che lei lo aiuti in caso di bisogno, allora è un discorso diverso. Ma, se il suo parente non ha accettato alcun accordo di tal fatta, allora lei lo vuole obbligare ad accettare un'imposizione altrui; cioè sta violando la libertà di scelta del suo parente.

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  2. Il commento di Anonimo dimostra quanto l'incrostazione perversa dello statalismo sia quasi impossibile da mondare.Appartiene a quell'universo di affermazioni al limite della contraddittorietà per cui "ottimo il principio,MA...".
    Ottimo articolo!

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  3. Relativamente a limitare il numero di seconde case al 20 % la questione è che tale limite si applica "erga omnes". Quando si raggiunge quella quota, stop, basta, perché oltre a ciò viene danneggiato il diritto di tutti. E questo perché il microclima è importante per la salute, ovvero per preservare la proprietà più importante che ognuno ha, cioè la propria salute.
    E l'albero nel mio giardino, se toglie la luce alla stanza del mio vicino lo devo tagliare, non ci sono versi.
    In estrema sostanza il concetto è che se una azione la compie un singolo non danneggia gli altri, ma se la fanno tutti allo stesso momento si crea il danno. Se mi metto a saltare su un ponte non succede niente, ma se lo fanno mille persone tutte insieme il ponte entra in risonanza e crolla. Si chiama effetto soglia. E' così difficile da capire?

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    1. Il fatto stesso che la norma venga applicata indipendentemente dal livello di cementificazione dell'area (o dalle temperature che si possono raggiungere per il riverbero del Sole) e solo alle seconde case dimostra quanto non abbia senso: se fosse davvero una questione di "salute", allora dovrebbe tener conto dei fattori oggettivi sopra citati e quindi dovrebbe valere per tutte le costruzioni. Lei cita l'effetto soglia, ma sostiene una norma che non ne tiene conto. Tale norma, oltre a non avere alcun carattere oggettivo per la tutela della salute, si auto-smentisce nel momento in cui viene applicata solo alle seconde case.

      Infatti non esiste alcun problema per la salute - analogamente al caso dell'ombra di un albero. Non mi risulta che esistano dati scientifici per sostenere il contrario, anzi: tale (presunto) problema non viene considerato nemmeno nelle metropoli, figurarsi per le valli svizzere.

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